Introduzione
La “Senatrice” per antonomasia dei primi decenni dell’Italia democratica, nata dalle macerie della guerra e dalla resistenza, fu Lina Merlin. Personaggio amato dal popolo, abbastanza invisa agli apparati politici e alle consorterie di potere, tra le figure politiche più celebri, e sicuramente l’unica donna politica nota senza essere la moglie di qualcuno o la compagna di qualcun altro, dell’Italia che, tra speranze e contraddizioni si avvicinava al boom economico degli anni Sessanta. Tuttavia, nella storia italiana Lina Merlin viene ricordata ‘solo’ per la battaglia, condotta per dieci anni in Parlamento e nel Paese, che portò alla chiusura delle ‘case’ dove si esercitava la prostituzione regolamentata dallo Stato. La famosa e discussa “legge Merlin”.
Tutto il resto della sua notevole opera durata quarant’anni per l’avanzamento sociale e culturale del popolo italiano - in particolare delle donne e del Polesine - non trova traccia, o ne trova poca, nei libri, nei convegni, negli insegnamenti accademici, pur costituendo (è la stessa Merlin senza falsa modestia a ricordarlo) “una notevole testimonianza” di una fase lunga e importante della storia d’Italia. Lina Merlin fu antifascista della prim’ora, irriducibile nella lotta senza quartiere al regime, protagonista della Costituente e delle prime legislature del Parlamento repubblicano, di sensibilità femminista (ben prima dell’affermarsi del movimento delle donne negli anni Settanta), socialista d’impeto risorgimentale, concretamente cristiana ma insieme limpidamente laica, di temperamento appassionato e d’azione pragmatica, consapevolmente e deliberatamente fuori dagli schemi angusti della politica partitica.
Questo volume è in controtendenza rispetto alla tradizionale visione chiusa dell’opera della Merlin, e si pone e propone come contributo di riconoscimento verso il suo ‘pensiero operante’ e di riconoscenza per la sua esemplare azione civile.
Il silenzio su di lei è uno dei buchi neri della storiografia nostrana. La storica Monica Fioravanzo scrive a proposito della legge del 1958 :“…una legge di indubbia civiltà e giustizia, la quale tuttavia se ha attribuito alla Merlin una diffusa notorietà, soprattutto a livello pubblicistico, non è stata adeguatamente considerata in sede storiografica e politica, più oggetto di dibattiti e di periodiche querelles giornalistiche che di una seria trattazione scientifica”. E osserva come molte delle recenti pubblicazioni sulla storia dell’Italia repubblicana non ricordino né la legge né la sua autrice. Tuttavia – per ricordare un fatto tra tutti - si deve alla “Senatrice” se la Costituzione sancisce inequivocabilmente l’eguaglianza tra uomini e donne. E per citarne altri: a lei vanno ascritti – oltre che ad altre deputate e senatrici (tra cui la trevigiana Maria Pia Dal Canton) - i provvedimenti che tolsero dai documenti d’identità il marchio d’illegittimità (n.n.) che si dava ai figli nati fuori del matrimonio o la legge che puniva il licenziamento delle donne che si sposavano o rimanevano incinta. Una produzione politica con pochi precedenti. Eppure la sua memoria resta quasi esclusivamente nei racconti vividi della nipote Franca Cuonzo Zanibon. O in quelli, rivestiti di un’aura popolare, di altri che l’hanno conosciuta: gente semplice, compagni di partito, collaboratori, tutti ormai molto anziani. Nelle loro parole si ripropone con immediatezza la statura del ‘personaggio’, la sua capacità di discorrere con la gente, la conoscenza della loro condizione, il talento affabulatorio e tribunizio, la fierezza e consapevolezza di sé , il carattere difficile.
Lina Merlin rappresenta la migliore tradizione politica e umana alla quale si possa richiamare, ancora oggi, la storia italiana. Il fatto poi che sia donna fornisce un valore aggiunto alle caratteristiche di un impegno pubblico che si configura come politica ‘altra’ che l’analisi storica consueta si mostra spesso insufficiente ad affrontare se non affiancata dagli strumenti della storiografia femminista.
Per ciò che possono, gli scritti qui riuniti suggeriscono elementi di giudizio e di memoria in merito alla complessità e ampiezza dell’agire politico di Lina Merlin e al ruolo primario che ebbe nella storia nazionale. Ma, soprattutto, restituiscono un poco di voce a Lina Merlin, basandosi innanzitutto sulle sue parole, che ancora oggi – data la mancanza di studi approfonditi - costituiscono le fonti primarie della storia merliniana: gli articoli sui periodici socialisti degli anni venti, l’autobiografia (1989), la raccolta dei discorsi in Parlamento (1998), e la testimonianza imprescindibile della nipote Franca Cuonzo assieme ad altre dichiarazioni di amici, conoscenti, colleghi. Fino a un paio d’anni fa, io stessa conoscevo della parlamentare padovana solo la legge del 1958 che tanto peso ebbe sul costume maschile nazionale e ispirò films, libri e inchieste giornalistiche. Per scelta in questo volume non si parlerà in modo approfondito e specifico della “Legge Merlin” anche se, inevitabilmente data la centralità della questione nella sua vita politica e in una fase importante delle storia italiana recente, tutti i saggi proposti ritornano su questo punto.
Tuttavia, un esame approfondito di quel provvedimento, andrà necessariamente affrontato in altra sede proprio per la complessità e le reazioni che il tema suscita ancora oggi. Comprai il libro La mia vita più per il nome della curatrice, la senatrice Elena Marinucci, che per quello della Merlin. Ma poi c’è stato l’incontro.
Avanzando nella lettura di quelle pagine che, con sollecitudine e affetto la nipote Franca Cuonzo le chiese di scrivere, e letti i formidabili discorsi parlamentari, ho provato meraviglia e orgoglio per aver avuto nel nostro territorio una simile personalità, che rimanda ad uno dei periodi più travagliati e gravidi di conseguenze per la storia italiana. E’ nata così la forte esigenza di fare qualcosa per ‘risarcire’ Lina Merlin e per non privare noi, nel quadro di un dibattito nazionale a volte povero dal punto di vista politico e culturale, di un contributo così vivace e moderno. Altre circostanze, come l’anniversario del 25° della scomparsa (la cui ricorrenza è stata il 16 agosto 2005) hanno fatto il resto. La collaborazione, sempre necessaria e auspicabile, tra associazionismo privato (l’Associazione culturale Moderata Fonte) e istituzioni pubbliche (in questo caso tra la Presidente del Consiglio comunale di Padova Milvia Boselli, l’Assessora alla cultura Monica Balbinot) ha prodotto alcune iniziative: la commemorazione di Lina Merlin in Consiglio comunale a Padova, la consegna alla nipote Franca di una targa di marmo (ora posta nella centralissima Piazza dei Signori dove Lina Merlin visse), un convegno di studi sul ’pensiero operante’ della politica veneta, l’intitolazione a suo nome di un giardino dietro la Basilica del Santo.
Questo volume apre la strada alle iniziative per il 120° anniversario della nascita di Lina Merlin che si terranno nel 2007 e che vedono come promotori enti privati ed enti pubblici dei territori che furono rappresentati dalla parlamentare o nei quali visse. Lina Merlin è stata una grande italiana. Una donna politica che mise al centro della sua vita e della sua azione pubblica la responsabilità verso gli altri, la passione di voler comprendere le cose, di affrontare le questioni sociali e di esprimere la rappresentanza politica con gli strumenti dell’educazione personale e culturale, dell’intelligenza delle idee, del rigore morale. I contributi che seguono, hanno unicamente l’ambizione di parlare nuovamente di lei e riguardano, nella maggior parte, la seconda parte della sua vicenda pubblica e politica: dall’impegno nella Costituente ai primi anni Sessanta.
Il saggio di Monica Fioravanzo approfondisce i concetti di libertà e giustizia delineandoli come sue caratteristiche dagli anni venti ai primi anni sessanta; la parlamentare veneta viene vista alla luce “di questo sistema di valori, in cui il sentimento di giustizia era indissolubilmente legato al senso di responsabilità e alla coerenza morale” e nella sua capacità politica di individuare con prontezza e istinto alcuni nodi critici del secondo dopoguerra in particolare nella sfera sociale e nel lavoro. Lo scritto di Daniela Colombo è stato composto oltre vent’anni fa (a parte l’inizio), prima della pubblicazione dell’autobiografia La mia vita; era destinato a diventare una trasmissione della Rai (che però non ne fece nulla) e si sviluppa con un ritmo di sceneggiatura, di documentario dove Lina racconta sé stessa. Colombo ha raccolto materiali e prime testimonianze della nipote Franca, dei colleghi parlamentari, dei compagni socialisti e delle collaboratrici; lo scritto riporta lunghi brani “della grande scatola piena di ricordi, tra cui il diario scritto con calligrafia minuta…”. Quel diario capace di rievocare Lina Merlin, fu pubblicato solamente diversi anni anni dopo (con la cura di da Elena Marinucci). Il mio intervento sulla Senatrice delinea un primo tracciato di quello che – citando le sue parole – è il pensiero operante di Lina Merlin e punta a riproporre alcune delle indicazioni e delle prese di posizione in settori ancora al centro del dibattito, ad esempio: le scuole private, la religione, la laicità, l’azione programmatica per rendere effettiva l’uguaglianza delle donne nella società, nel lavoro e nelle professioni, la questione della rappresentanza politica (cioè del delicatissimo potere, riconosciuto e conferito, di agire in nome e per conto delle cittadine e dei cittadini) legato in questo caso in primo luogo alla questione femminile e alla popolazione defraudata e orgogliosa del Polesine, l’educazione di un popolo (quello italiano) che Merlin riteneva dovesse formarsi il carattere. Tutto ciò le conferisce un tratto di personaggio profondamente legato alla sua epoca nei toni e nei modi ma capace, nella sostanza, di trascenderlo e anticiparlo. E questa miscela di componenti ce la restituisce viva, sorprendente, fresca e attuale. Il racconto di Pier Giorgio Tiozzo descrive, per la prima volta, l’ esperienza di Lina Merlin come consigliera comunale a Chioggia, città della sua famiglia materna. La scrittura mette in risalto correttezza, passione civile, autorevolezza, partecipazione in prima persona della Senatrice alle vicende drammatiche della città lagunare. Inoltre, utilizzando due lettere inedite indirizzate allo scrittore Marino Moretti ci fornisce uno schizzo della Merlin in tarda età, segnata da una certa amarezza che si sostituisce alla positività dell’approccio verso la vita che l’aveva spesso contraddistinta (pur tra inevitabili chiaroscuri).
Per tutto l’arco della sua vicenda pubblica Lina Merlin non si stancò d’interrogarsi e d’interrogare classe politica, opinione pubblica, sistema sociale sul nodo tra diritti delle donne e democrazia, diritti dei più deboli e democrazia; sul tema dell’accesso alla cittadinanza, su una patria per le donne che comprendesse sia lavoro che famiglia. “Siamo i superati o gli eterni giovani?” si chiedeva a proposito delle accuse di essere politicamente sorpassata che alcuni settori del Psi le rivolsero già dopo la seconda guerra mondiale. Pare evidente che Lina Merlin prenda posto tra gli eterni giovani della storia; e, in particolare, tra quelle donne che hanno espresso, quasi incarnato, la “passione della storia” come scrive Laura Boella delle filofose Arendt, Weil, Zambrano, Stein: passione “di chi vive, agisce, pensa, assumendosi fino in fondo responsabilità di discernimento, di comprensione delle questioni cruciali della vita e della storia”. Persone come Lina Merlin, danno a tutti, donne, uomini e società, una lettura importante del passato ma anche un riferimento essenziale per le vicende d’oggi e di domani.